
(Ri)parte da Reggio Emilia l’ultima chiamata dei CCCP, e cioè l’occasione del commiato con il proprio pubblico. Così venerdì 21 marzo 2025, primo giorno di primavera, al teatro Romolo Valli, dove tutto era cominciato il 21 e 22 ottobre del 2023, è andata in scena la cerimonia di saluto dei CCCP. Là dove tutto era iniziato, lì ha cominciato a terminare. Uno spettacolo unico che, in poco meno di 30 minuti, ha messo in scena la fine, vera, pensata e strutturata, di un’operazione che non è stata solo una semplice réunion per far cassetto, come in tanti (a dire la verità, troppi) continuano a voler pensare.
Quello del Valli è stato uno spettacolo unico e speciale, consumatosi in due atti. In particolare modo il secondo, frutto di un pensiero che la band, nella sua produzione musicale ed artistica, ha sempre avuto, fin dall’inizio. In fedeltà, la linea c’è… d’altronde, a dar peso alle parole di chi le parole le ha sempre pesate, i CCCP non lo avevano mai nascosto fina del 2023, e anche nel corso di tutto il 2004.

Il primo atto del 21 marzo ha visto la proiezione integrale del DVD “Gran Galà Punkettone”, e cioè la fedele registrazione del live dell’autunno del 2023. Il video è allegata ai cd e vinili del live, in uscita il 28 marzo 2025. A seguire, un secondo tempo che è stato definito il Primo Atto di Commiato e Ringraziamento di CCCP al proprio pubblico. Un terzo atto poi, solo per chi aveva acquistato l’edizione deluxe del cofanetto, ha visto l’incontro con la band, nel ridotto del teatro. Nulla di più di un normale firma copie. Pertanto, polemiche inutili, sui social, per quanto riguarda una formula ormai consueta e rodata.
Uno spettacolo, dunque, che ha chiuso un cerchio, e non solo per via del finale, e cioè l’esecuzione di “Annarella”, ultimo brano dei CCCP in studio, e prima canzone portata in pubblico il 21 e il 22 ottobre del 2023, la prima esibizione live della band, al completo, dal 1990. Un finale, quello del Valli 2025, coerente con il progetto “Felicitazioni”, la vera novità di questa fase della carriera dei CCCP.

In scena, per circa 30 minuti ben strutturati, la parola fine di un’operazione che possiamo censire appunto come una vera nuova fase della vita della band. Non una semplice reunion, termine che si può utilizzare semmai per il tour del 2024, e per le prossime sette date del 2025, un vero bis, dopo questo Valli. I concerti possono essere catalogati come reunion, e cioè un corpo non del tutto estraneo però a un’operazione specifica, il progetto CCCP in Reggio Emilia, e cioè “Felicitazioni”, nelle sue diverse incarnazioni: mostra, il ciclo “danni collaterali”, Gran Galà Punkettone, i concerti a Berlino, e questo finale al Valli. La messa in scena del 21 marzo lo ha reso evidente, e non solo per la scenografia, ma per ogni passaggio che messo sul palco, dalle parole dette fino alla scelta oculata delle canzoni.
In terza fila c’era chi, con stoica volontà, ha tenuto quasi tutta sera sollevato un cartellone con scritta la frase L’ultima volta non arriva mai (da “Per me lo so”). Tuttavia, è stato chiaro ai presenti – ben lontani dal generare il sold out del 2023 e, a ben vedere, un accredito in più dunque ci stava, dato il lavoro che abbiamo fatto per questa operazione – che questa storia è ora davvero terminata. La band ce l’ha davvero messa tutta per renderlo esplicito, ma sappiamo anche che, quando si parla di CCCP, entrano in gioco troppi fattori che creano rumori e disturbi di sottofondo.

Certo, ci sono ancora sette concerti, l’“Ultima chiamata”, cosa spiegata bene nel monologo con il quale Zamboni, anima con Annarella di questa operazione (non a caso il primo a parlare), ha introdotto nella parte finale. Il chitarrista ha ricordato come il tour 2025, che vedrà la partenza fra le macerie di Roma, e il finale tra altre macerie di Taormina, metterà la parola fine al tutto. Sette date, un bis del commiato, una storia però diversa da quanto sintetizzato al Valli.
L’ultima band significante del nostro Paese ha reso evidente che il ‘900 si è chiuso sia come discorso, sia come produzione di senso e di come capacità di lettura del proprio presente. In un eterno presente, che capire non sai / L’ultima volta non arriva mai, i CCCP lo cantavano già ai loro tempi. Figuriamoci oggi, nella liquidità ovattata nella quale la cellula dormiente CCCP si è (ri)svegliata. Sul palco, l’operazione “Felicitazioni”, termine presente al centro dello schermo nel secondo atto della serata, sintetizzava in modo chiaro come la mostra sia stata il centro e la vera novità di tutto questo ritorno in scena. E con essa il naturale commiato messo in scena. Credo che servisse far tutto questo, anche se l’epoca non appare più avvezza a questo tipo di linguaggio.

Il video del 2023 ripropone le esecuzioni live dei nove brani, e cioè quello che la band voleva dire nel Gran Galà Punkettone. “Morire”, “Emilia Paranoica” (in versione epica), e “Radio Kabul”, sontuosa nella sua perfezione, hanno fatto sentire cosa sono oggi i CCCP. Non solo una band capace di essere incisiva, per giocare con gli acronimi, perché, nella tenuta temporale, ha dimostrato Come Comporre Canzoni Perfette fosse una delle sue prerogative, ma anche come un gruppo che non è passato indenne dalle esperienze che i singoli hanno accumulato nella vita artistica post-CCCP. I CCCP sono ancora un collettivo che, con i suoi elementi distintivi, e cioè le parole puntuali di Ferretti e le messe in scena teatrali, sa leggere con consapevolezza il nostro presente.
Nell’ordine, “piercing tatuaggi” inseriti in “Morire”; “All’erta sto come un russo nel Donbass come un armeno del Nagorno-Karabak” in “Radio Kabul”; “annoiato e terremotato” in “Emilia Paranoica”. Tutto questo già bastava, non c’era bisogno d’altro. Il tour è stato l’ulteriore messa in scena di questi passaggi, le vere perle fra le 29 canzoni, sempre eseguite da ottimi musicisti, in tutte le date. Di più non c’era da chiedere, ma sono arrivate le ultime parole, quelle dei monologhi del 21 marzo.

I CCCP hanno salutano il pubblico, come ha ricordato Ferretti subito dopo Zamboni, perché non sono tornati per essere un punto di riferimento politico. A ben vedere, nulla di nuovo, perché tutto avrebbe già dovuto essere chiaro con lo stracitato Non fare di me un idolo mi brucerò, se divento un megafono m’incepperò, cosa fare non fare non lo so, quando dove perché riguarda solo me. I CCCP di certo cellula dormiente risvegliata al presente, ma non per restare, e tanto meno per fare ciò che oggi non ha più senso mettere su un palco. I 30 minuti live hanno raccontato questo, in modo chiaro e cristallino.
Tutto è cambiato, e credo che i primi a essersene resi conto (ma da tanto tempo) sono i membri della band, musicisti e artisti fra i più colti e intelligenti del panorama musicale italiano degli ultimi 40 anni. Il crollo dell’Ideologia politica, estetica e narrativa che sorreggeva tanto e tutto, è stata messa in scena al Valli con i volti dei leader comunisti – esposti in origine nella mostra in una sala che riportava in vita la loro sacralità – che lentamente venivano tirati giù, fila per fila, per far posto poi alle 24 bandiere, anche queste inesorabilmente ammainate.

Cosa resta, dunque? Solo la scritta “Felicitazioni”, luminosa in scena, su sfondo bianco, con i quattro CCCP davanti, soli e senza i musicisti che, nel tour del 2024, avevano reso maturo e raffinato un suono e un mood che tutto era fuorché raffinato ed epico. I tempi sono cambiati, e siamo davvero tutti esauriti. Lo si capisce anche dalle accuse di infedeltà, tradimento e affinità varie che, nel mondo dei social, si muovono e si indirizzano contro questi quattro artisti. La scelta delle canzoni, integrali o montate, con Zamboni che ha suonato il basso più della chitarra, è ulteriore supporto a quanto fin qui detto. Con “Trafitto”, brano che, con “Madre”, viene eseguito integralmente, e prima del gran finale, affidato ad “Annarella”, in una versione che si conferma matura, essenziale come è sempre stata, e degna del raggiungimento della maggiore età. Anche nel tocco di Zamboni che è ormai quello di un chitarrista che ha dimostrato un’evoluzione splendida. Se Ferretti, infatti, aveva solo bisogno di trovare abiti nuovi, dato che la sua capacità di gestione della parola era già matura in giovane età, Zamboni è diventato, con parole opere e missioni (culturali), un artista che ha messo in scena una maturità degna degli applausi che la sua Reggio Emilia gli ha tributato.
Per chiudere, vale la pena un’ultima riflessione perché, va detto, le storie bisogna anche saperle portare a termine, metterci la parola fine. Poco prima dell’inizio, mentre davanti al palco, statuario e stoico, si continuava a leggere il cartellone con L’ultima volta non arriva mai, alle spalle un punkettone d’annata esponeva i solitario, dal balcone del suo palco, la bandiera di Lenin.
A quel punto tutto è stato chiaro. Quell’estetica e quel mondo musicale e culturale, politico e ideologico che permetteva però di sognare in mondo migliore, un Patto di Varsavia sotto il quale rifugiarsi, partendo dalla ricca Emilia, nel cuore dell’Italia, ponte fra i due Mondi contrapposti, sono giunti al compimento. Non si tratta di una sorella sconfitta, come canta Zamboni, e neppure di una resa incondizionata, citando l’ultimo lavoro di Fabrizio Tavernelli, emiliano pure lui. Nulla di tutto questo. Quel mondo, quel modo di fare arte, quell’estetica, quelle idee capaci di sorreggere il mondo, sono ormai una bandiera stanca, consunta e buona solo per esser portata appesa a uno zaino, ed esposta poi in un ricco teatro, e per di più in una serata di gala e di commiato.
Non si è fallito, e non si è stati sconfitti sul campo. Tutto è successo per consunzione, e perché si è deciso di abdicare. Quel modo di significare il mondo, che passava anche dal fare musica, quello cioè legato alle idee che un tempo c’erano, lo si è lasciato andare. Si è così esaurito, ed ha smesso di essere significante. Non resta che resta che riporre tutto in una cassa, come è accaduto sul palco, durante parte del secondo atto. Poi, come tutto era cominciato, serviva uscire di scena. Zamboni, con chitarra, e Fatur davanti al sipario, soli. Ferretti e Annarella, sulle note di “Annarella”, ancora una volta in mezza al pubblico. Per un’uscita, lenta, fra i fans, che si è chiusa con la luce che illuminava le loro due sagome, di spalle.
Sipario. E in scena, solo quello che resta. Materiale da mettere via, su sfondo di lavori in corso. Si sbaracca. Si chiude, ma con una consapevolezza: il passato è stato comunque bellissimo. Per il presente, e per il futuro… non sappiamo dirlo.
Articolo di Luca Cremonesi, disegni di Mirko Di Francescantonio
Set list CCCP Reggio Emilia 21 marzo 2025
- Tutti esauriti (Monologo Zamboni)
- Bestie da palcoscenico tra animali da reddito
- (Monologo di Giovanni Lindo Ferretti)
- B.B.B
- Madre
- Trabant Punk
- Allarme
- (Massimo Zamboni solo on bass)
- Trafitto
- Annarella