
20 marzo, e nonostante il maltempo che ha devastato il Mugello solo pochi giorni prima, il Giotto Jazz Festival onora il suo appuntamento annuale con la musica di qualità in questo angolo di mondo lontano da tutto, in mezzo agli Appennini. Sono stati annullati tutti gli eventi collaterali eccetto gli spettacoli nel bel teatro di Vicchio, ma resistono i concerti programmati.

Stasera un concerto davvero unico, direi per pochi vista la complessità, e invece è sold out, da tempo. Sul palco gli Stick Men, progetto collettivo dei musicisti super-blasonati Tony Levin, Pat Mastelotto e Markus Reuter.

Tony Levin e Pat Mastelotto, il basso e la batteria del gruppo King Crimson per alcuni decenni, portano questa tradizione in tutte le loro esibizioni. Tony Levin suona il Chapman Stick, da cui il gruppo prende il nome. Avendo corde di basso e di chitarra, il Chapman Stick funziona come due strumenti. Markus Reuter suona la sua chitarra touch style autoprogettata, che ancora una volta copre molto più terreno di una chitarra o di un basso.

La batteria di Pat Mastelotto non comprende solo il suo kit acustico, ma anche una configurazione elettronica unica, che gli permette di aggiungere loop, campioni, percussioni e altro ancora. Gli Stick Men hanno registrato album che hanno venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo e tutti i membri hanno suonato collettivamente in molti progetti diversi negli ultimi cinquant’anni in oltre 90 paesi del mondo. Capite che arrampicarsi su per l’Appennino toscano vale la pena, si incontrano dei marziani della musica.

Non ci sono opener, chi avrebbe potuto aprire un tal concerto? Alle 21:30 salgono i Nostri, vestiti semplicemente, senza alcun orpello o vanità. Dietro di loro campeggia soltanto il telo con il logo del Festival. Ma il palco è attrezzatissimo con set di effetti, computer, leggii con spartiti. Sfido chiunque a suonare Jazz Prog per quasi due ore senza una traccia … Il concerto è totalmente strumentale tranne uno dei brani, “Prof Noir” cantato da Tony Levin stesso.

Il volume è molto alto, ma pulito, nessun impasto, salvo una quantità di bassi un po’ disturbante, tant’è che molte persone escono qualche momento per riposare le orecchie, ma prontamente i gestori del Teatro Giotto forniscono, gratuitamente, tappi per attutire l’impatto e salvarci dagli acufeni.

Pubblico rigorosamente seduto in poltrona, questo non è un live da saltare, cantare e ballare, bensì un’esperienza immersiva in musica colta, ma popolare al tempo stesso. Tony Levin rende il tutto molto caloroso, rompe in ghiaccio, fa le presentazioni dei compagni e dei brani e lo fa in italiano, pur stentato ma comprensibilissimo, cosa che gli attira tanta simpatia.

La set list è composta da brani originali degli Stick Men (e molti hanno potuto rifornirsi di vinili, anche in edizione limitata, e cd, al banchino del merchandising) e dei King Crimson, cosa attesa e sperata da parte di molti in sala. Un mix ben calibrato e che scorre talmente bene che le ore passano in un soffio. Con la speranza di un loro prossimo ritorno nel nostro Paese, non ci resta che ringraziare di cuore il Jazz Club of Vicchio per l’organizzazione di questo e altri festival mugellani, pieni di musica di qualità, musicisti di livello altissimo e accoglienza davvero genuina.
Articolo e foto di Francesca Cecconi




Set list Stick Men Vicchio 20 marzo 2025
- Opening: Improvisation
- Larks Tongues in Aspic, Part 2
- Ringtone
- Tentacles
- Shattenhalft
- Breathless
- Cusp
- Sartori in Tangiers
- Mantra
- The Well
- Danger in the Workplace
- Swimming in Tea
- Prof Noir
- Level 5
- The Sheltering Sky
- Red