Il 21 marzo si è aggiunto un nuovo capitolo nell’universo narrativo di Lucio Corsi, un poema epico in cui l’omerico cantante grossetano ci canta ancora una volta il suo immaginario favolistico: “Volevo essere un duro”, il disco sanremese più atteso, è finalmente fuori per Sugar Music.
Parto subito con l’unica critica che posso muovere, legata non all’album in sé quanto al modo in cui è stato presentato: per cavalcare l’onda della fama post-Sanremo sono stati anticipati molti brani, mossa che non ha lasciato molto spazio all’immaginazione. Ben cinque tracce su nove, infatti, erano state pubblicate o parzialmente svelate negli ultimi mesi, rendendo l’ascolto non particolarmente folgorante, e non per la sua qualità, che è indiscutibile, quanto per la mancanza di un elemento sorpresa. Parlando da fan sfegatata, posso dire che ho amato questo album già da prima che uscisse, e questo ha un po’ smorzato la magia che di solito aleggia quando si ascolta un disco da zero.

Mettendo da parte la carenza di tracce inedite, “Volevo essere un duro” resta un progetto emozionante, irriverente, pieno e puro. È un album più concreto, più radicato a terra rispetto ai precedenti. Qui non si vola su nessun pianeta lontano, non c’è nessuna lepre sulla luna e nessun ragazzo che vola via col vento. In compenso è tutto reale, è fatto di persone, di amicizie, di amori, e di situazioni vere. Raccontare la realtà non significa però perdere di creatività: questo album prova che si può essere poetici senza staccare i piedi da terra.
Il disco rappresenta un nuovo Lucio Corsi, fedele a sé stesso ma che allo stesso tempo non si ripete mai. Si allontana dal Glam Rock di “La Gente che Sogna”, abbandona l’Indie Rock di “Cosa Faremo Da Grandi?” e dal puro cantautorato di “Bestiario Musicale” e crea forse un’unione dei tre, in un album più semplice a livello compositivo e più introspettivo nella scrittura. Tra canzoni che parlano di persone, immaginarie o meno, c’è un Corsi che si scopre un po’ di più, lasciandoci entrare più a fondo nella sua testa e nella sua emotività. In un album che narra di miti e leggende racconta anche un po’ di sé, in questo dualismo fra finzione e realtà, fra il mondo delle favole e la consapevolezza di dover – purtroppo – restare sul pianeta Terra.

Il filo conduttore dell’album è il tempo che scorre, che si manifesta già dalla prima traccia, l’impeccabile “Tu sei il mattino”: la romantica descrizione di una prima volta, ma che è allo stesso tempo una canzone sul tempo che scorre, che parte e ci lascia indietro. Anche “Sigarette”, che sembrerebbe un’ode al vizio, una romanticizzazione del fumo, nasconde molto di più: narra di un preciso periodo della vita di Corsi, su cui il cantante ha dichiarato di non voler argomentare. Fa parte dei brani più riflessivi dell’album, ma di cui sappiamo poco, così come anche “Questa vita” e “Nel cuore della notte”, canzoni emozionanti ma criptiche, che dicono tutto e non dicono niente. C’è poco da aggiungere sulla title track, che ormai tutti conosciamo benissimo. Non è un caso che abbia avuto un successo così grande da una canzone dolce, vera e semplice come “Volevo essere un duro”. Più che un inno, è lo specchio di una società che ci vuole infallibili, è quello che tutti noi siamo ma che nessuno ha il coraggio di essere.
Nei live di Corsi aleggiava poi da tempo “Francis Delacroix”, un geniale pezzo blues acustico, la leggenda di un amico fotografo, le cui avventure sono così folli da sembrare vere. L’Odissea comica di un “papero col frac”, in un uragano di citazioni nonsense in cui figurano Buddha, Bob Dylan, Mattia Pascal, Lolita, Papa Wojtyla e Siddharta. Non mancano altri personaggi, come “Il Re del Rave”, una stella decadente, e il bullo di “Let There Be Rocko”, in un rockabilly come piace a Corsi, che riprende il “Jailhouse Rock” di Elvis e si conclude con una geniale everybody let’s Rocco. Anche “Situazione complicata” racconta una storia tragicomica e si rivela una delle canzoni più riuscite, straziante e divertente allo stesso tempo.
Non è un caso che questo ragazzo abbia stregato l’Italia, in un tempo in cui nella musica comanda il mercato. I numeri ora ci dicono che la musica di qualità, una volta svelata al grande pubblico, piace tanto quanto il Pop più scarno e commerciale. Avevamo bisogno di musica semplice e autentica e di un artista che non ha niente di costruito e sembra restare fedele a sé stesso anche in questo periodo di crescita dirompente.
Eppure, chi grida al genio sbaglia: Lucio Corsi non è un prodigio, non è un alieno e non è un superuomo. È una persona normale, che usa la musica per fuggire con l’immaginazione, anche se stavolta lo ha fatto restando ancorato a terra. Non sarà al livello dei precedenti, ma “Volevo essere un duro” è un album a cui si può solo volere bene.
Articolo di Marta Mazzeo, foto di Francesca Cecconi
Track list “Volevo essere un duro”:
- Tu sei il mattino
- Sigarette
- Volevo essere un duro
- Francis Delacroix
- Let There Be Rocko
- Il Re del rave
- Situazione complicata
- Questa vita
- Nel cuore della notte
Lucio Corsi online:
Instagram: https://www.instagram.com/lucio_corsi/